C’è un momento, alla fine di un festival, in cui le aule sono da sistemare, il teatro si svuota, le luci si abbassano e resta una stanchezza particolare. Non è solo fisica. È quella stanchezza felice di chi ha costruito qualcosa per mesi, tra riunioni, incastri impossibili, camere d’albergo che si cancellano all’ultimo momento, scioperi in aeroporto, messaggi notturni per trovare soluzioni. Poi le persone arrivano, le sale si riempiono, la magia dell’incontro accade. E gli imprevisti – nella più pura tradizione dell’improvvisazione – diventano materiale, possibilità, opportunità.
Yellow Festival 2026 si è chiuso così: con la sensazione che il lavoro invisibile si sia trasformato in presenza reale. I workshop hanno registrato il tutto esaurito, ampliando la partecipazione rispetto alla scorsa edizione. In aula e sul palco si sono incontrate e incontrati artisti e artiste provenienti da Polonia, Grecia e Argentina (con spruzzi di Belgio e Spagna😊). Lingue diverse, accenti diversi, ma lo stesso linguaggio: quello dell’impro. Le storie sono nate e si sono consumate – apparentemente almeno – nel tempo di una sera. Hanno attraversato poesia e ironia, hanno fatto ridere fino a perdere il fiato e poi restare in silenzio. Senza copione, senza rete, con quella fiducia reciproca che rende possibile l’improvvisazione.
Dalle restituzioni raccolte nei giorni successivi emergono parole che tornano e risuonano: accogliente, entusiasmante, divertente, sorprendente, emozionante, coinvolgente.
chi ha partecipato ha valutato l’esperienza complessiva 4,7 su 5; il senso di accoglienza e appartenenza 4,9 su 5 e la qualità dei workshop 4,7 su 5. Le persone che hanno partecipato hanno riconosciuto la qualità e la generosità delle docenti e dei docenti ospiti, la chiarezza dei contenuti e il coinvolgimento attivo nelle aule. Gli spettacoli multilingue hanno rafforzato l’identità del festival, mostrando come l’improvvisazione possa attraversare culture e restare immediata, comprensibile, condivisa.
Dietro tutto questo ci sono tante persone oltre chi lo governa: c’è un’associazione. C’è il supporto e il sostegno delle docenti e dei docenti di Teatribù, il lavoro del Direttivo, e un preziosissimo staff che rende possibile che tutto funzioni, sempre con un sorriso: Claudia, Giulia, Federico, Marco, Antonio, Alessandro, Davide e Lisa. C’è lo staff tecnico che garantisce che ogni luce si accenda al momento giusto: Mauro, Damiano, Francesco e Niccolò.
Rispetto all’edizione precedente, il nostro Festival si è consolidato nei numeri e nell’organizzazione. Ma soprattutto si è consolidato nella relazione. Yellow Festival non vuole semplicemente diventare meglio. Vuole diventare di tutte e di tutti: una Yellow Family.
Di chi organizza e di chi arriva con lo zaino. Di chi insegna e di chi si mette in gioco. Di chi attraversa l’Europa – o l’oceano – per esserci. Di chi entra per la prima volta nel nostro teatro e nella nostra scuola. Le storie sul palco si consumano in una sera.
La comunità resta.







